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Il centrocampista della Fiorentina Cher Ndour ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport, in cui ha parlato di Fiorentina e della sua breve carriera, già colma di esperienze nonostante la giovane età: 

"Ho un tatuaggio: Non sognare la tua vita, vivi il tuo sogno. L'ho fatto appena prima del mio esordio in prima squadra con il Benfica e si è realizzato davvero. Continuo a vivere questo sogno come se fossi un ragazzino dell'oratorio che gioca con gli amici. Da bambino non desideravo altro. Ho sempre avuto una passione per il calcio incredibile”.

Ndour prosegue ricordando la sua prima esperienza fuori dall'Italia con la maglia del Benfica: “Ho sempre avuto bisogno di stimoli. A 16 anni non è facile lasciare casa, ma era l'esperienza perfetta. Mi sono ritrovato in un nuovo Paese con una lingua diversa. Mi hanno accolto benissimo e ho imparato velocemente il portoghese. Differenze con l'Italia ce ne erano parecchie. Per esempio nel precampionato non facevamo lavoro atletico. All'Atalanta ero abituato a carichi di lavoro importanti. Al Benfica lavoravamo solo con la palla, almeno fino alla prima squadra. È stato più facile perché i miei genitori mi hanno seguito sempre. I primi due anni è venuto solo mio papà, poi è arrivata anche mamma. Sono rimasti con me a Parigi, al Besiktas e ora a Firenze. Abbiamo un rapporto aperto e genuino, difficile da trovare. Mi confido con loro e sanno tutto di me. In Portogallo ho conosciuto anche Rui Costa. Ormai non ci sentiamo da due anni. Ho saputo che potrebbe tornare a Firenze e mi farebbe piacere incontrarlo. Mi trattava come un figlio. Mi dava consigli e parlavamo in italiano. Lo stimo a 360 gradi”.

Poi è arrivato il PSG: "Mbappé è un fenomeno e un bravo ragazzo. In allenamento faceva cose non normali, in partita le risolveva tutte lui. A fine seduta giocavamo a basket in piscina. Donnarumma invece mi diceva sempre avere pazienza. Mi ricordava che le esperienze fatte mi avrebbero fatto crescere, concludendo con "il tuo giorno arriverà, sei molto forte".

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