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Commisso Fiorentina
Commisso in tribuna al Franchi. Foto: Fiorentinanews.com

Un po' come per il paradosso dell'uovo e della gallina, anche il calcio ha la sua versione quando si parla di mercato e di voglia di migrazione da parte dei mercen… ehm calciatori più in vista. In sostanza il quesito è: è colpa del calciatore che se ne vuole andare, ‘ricattando’ il club e costringendolo a cederlo, o è la società che non ha abbastanza appeal (tecnico o economico che sia) per sedurlo e convincerlo a rimanere?

Ovviamente la verità sta un po' nel mezzo ma un alibi sempre molto comodo, non solo a Firenze, è sempre stato quello dello scarico colpe, del lamento pseudo-indignato contro un destino ineluttabile, deciso unicamente dal calciatore. E di sicuro quel fronte lì di potere ne ha acquisito molto negli ultimi tempi ma non può esser questa l'unica versione della storia. Anche perché ci sono anche esempi di club non certo superiori alla Fiorentina, che i propri calciatori se li sono tenuti per diversi anni, anche dopo l'esplosione. 

E' chiaro che una Fiorentina dall'Europa League in su e che magari punti alla crescita più che allo stazionamento, che confermi tanti dei suoi (finalmente validi) volti attuali e non miri allo smontaggio & rimontaggio delle ultime stagioni, una credibilità per incentivare i suoi top potrebbe metterla sul piatto. E a quel punto magari, tutta questa voglia irrefrenabile di partenza e tutta questa gravosa impresa nel convincere il Kean o il De Gea di turno, svanirebbe come per magia.

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