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La sconfitta di Verona al 95° minuto segna quello che probabilmente è il punto più basso della stagione della Fiorentina: il gol di Bernede ha infatti condannato la Viola alla sua terza sconfitta consecutiva, nella quale è stato segnato solo un gol (su rigore, peraltro). Il punto più basso non solo della stagione, ma anche del gioco proposto in campo, pressoché nullo e sterile: non a caso, una squadra giovane e dinamica come il Como ha letteralmente passeggiato a Firenze, facendo il bello e il cattivo tempo. Pongracic l'aveva detto senza mezzi termini: la Fiorentina, al momento, soffre nel fare il gioco e quindi soffre contro le piccole, prediligendo invece le partite più difficili, dove può permettersi di difendere e colpire in contropiede.

Checché ne dica Palladino, Pongracic ha ragione. Eppure, visto lo stato d'animo dell'ambiente viola e la pessima forma mostrata in campo, il calendario del prossimo mese non è affatto rassicurante, nonostante il fatto che ad aspettare i viola ci siano sei big match. Si parte il 6 marzo, col match di andata ad Atene contro il Panathinaikos in Conference League, e si finisce il 6 aprile, contro il Milan a San Siro: fra queste, ci sarà il Napoli al Maradona, il ritorno col Panathinaikos, poi il doppio scontro in casa con Juve e Atalanta. Pensare di presentarsi a questi impegni con la (in)sufficienza vista in campo contro il Verona sembra impensabile: fortunatamente, c'è il match di venerdì contro il Lecce che può servire a dare la scintilla, per iniziare a carburare e affrontare al meglio questo tour de force in arrivo.

Sei match dal peso specifico inestimabile: 2 per andare avanti in Conference, che potrebbe diventare l'obiettivo stagionale; 2 contro due pretendenti al titolo, per misurare il proprio valore; 2 scontri diretti contro squadre che galleggiano attorno alla Fiorentina, poco sopra o poco sotto, e che inevitabilmente ne condividono i sogni europei. Appuntamento, però, a venerdì col Lecce: la posta in palio è molto più alta dei tre punti.

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