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Non scricchiola la panchina di Pioli, ma già dalla trasferta di Frosinone in società si augurano di vedere una Fiorentina migliore. O diversa, perché la sensazione è che, dopo un buonissimo avvio di stagione, qualcosa si sia inceppato, che non ci siano progressi, anzi che qualche meccanismo non funzioni più come all'inizio. Pioli piace a tutti, almeno all'interno della dirigenza, Pioli non è in discussione, ma da adesso in poi anche lui dovrà riuscire a dare e a fare qualcosa in più. D'altronde, per ammissione dello stesso tecnico, questa Fiorentina è più forte di quella dello scorso anno. Dichiarazioni di inizio stagione che oggi, evidentemente, assumono un significato ancora più forte.

Per la proprietà, questa è una squadra da Europa League e lì dovrà arrivare. Oggi ha gli stessi punti dello scorso anno, una classifica normale, ma soprattutto sembra aver fatto qualche passo indietro rispetto all'inizio. Ecco che la partita di venerdì sera andrà vinta per non 'infilarsi' in un trend negativo e rischioso. Tre punti in quattro partite, trecentosessanta minuti senza vittoria, cominciano ad essere un piccolo campanello d'allarme. Anche perché due dei tre pareggi sono arrivati contro Cagliari e Torino, avversari alla portata dei gigliati. Vedremo Pioli cosa cambierà, se resisterà ancora alla 'tentazione' di rimettere Veretout nel suo ruolo, di avanzare di più Chiesa, di mettere in atto qualche accorgimento tattico che, in questo momento, sembra necessario.

L'attesa sembra finita, l'idillio tra tecnico, città e società anche. Pioli rimane un grande, per quello che ha fatto lo scorso anno in un momento drammatico, per come è riuscito e sta riuscendo a tenere il gruppo e lo spogliatoio, per l'aria e l'atteggiamento assolutamente filosocietario, nel senso migliore del termine. Adesso, però, deve dare qualcosa in più sul campo. Dal punto di vista del coraggio, del gioco, dell'idea di calcio che i Della Valle hanno sempre voluto e preteso dagli allenatori che hanno avuto alle proprie dipendenze. Prandelli, Montella, Sousa, da quel punto di vista, non hanno mai sbagliato niente. Capendo che a Firenze conta la classifica, contano i risultati, ma conta soprattutto l'empatia con il pubblico e con chi va allo stadio.


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